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il Gio 19 Mar 2020 - 23:40


Ciao a tutti mi chiamo Silvia ho 34 anni e sono una giocatrice di tennis da ormai 25 anni. Se vi può interessare ho scritto un libro che si intitola “Tennisticamente parlando”.
Ho letto le autobiografie di Andre Agassi, Monica Seles e Serena Williams, e so che molti altri atleti hanno impresso le loro prodigiose gesta su un libro. Quanto sarebbe meraviglioso poter scrivere di essersi fatti un gran mazzo e di aver vinto tutto quello che si sognava di vincere da bambini? Ci avete mai pensato? "Volevo vincere la Coppa del Mondo di calcio e ce l'ho fatta", o "Desideravo la medaglia d'oro alle Olimpiadi e ci sono riuscito"... Il mondo intero rimarrebbe a bocca aperta se aveste una simile dichiarazione, sareste considerati dei fenomeni, delle leggende, degli esempi da seguire.
Il problema è che di Andre Agassi ce n'è uno su un milione, forse. Gli altri 999.999 sono comuni mortali che perseguono obiettivi molto meno pretenziosi e non hanno la minima idea di cosa voglia dire avere una vita così di successo. Io sono una tra quei 999.999, e ho deciso di scrivere le mie gesta tragicomiche per tutti coloro che sono come me: appassionati, sognatori, persone alla perenne ricerca di piccole grandi soddisfazioni. Sportivi qualunque. Tennisti normali a cui non sono stati donati né il diritto di Federer, né la caparbietà di Nadal. Scrivo per quelli che entrano in campo con la paura di perdere e quando inaspettatamente arrivano al match point si rendono conto di avere il terrore di vincere, sebbene non si trovino affatto sul campo centrale di Wimbledon. Racconto la mia storia a chi non prende una multa se fracassa per terra la racchetta in mondovisione, ma due sberle dalla mamma nella privacy della sua cameretta sì.
Flavia Pennetta ha scritto la sua biografia poco prima di vincere lo Us Open, Maria Sharapova subito dopo essere stata trovata positiva al doping. Io scrivo prima di perdere il prossimo turno del torneo di Mercato Saraceno e ben consapevole di essere positiva al Voltaren. Si fa quel che si può.

Mi farebbe piacere se qualche appassionato di tennis come me lo leggesse Smile Sperando vi possa intrattenere in questo strano inizio 2020, vi abbraccio. Fatemi sapere se vi è piaciuto!
Silvia
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il Ven 20 Mar 2020 - 7:42
Buongiorno Silvia e benvenuta.

Magari se, oltre a fare il copia incolla della presentazione del tuo libro su Amazon, spendessi qualche altra parola su di te e la tua opera (qualche aneddoto, un estratto diverso da quello già presente sul sito di e-commerce), saremmo maggiormente incuriositi.

In bocca al lupo.

Marco alias DrDivago
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il Ven 20 Mar 2020 - 8:09
Buongiorno Marco, grazie!
Io gioco a tennis da quando ho 9 anni, tutti i Maestri che ho avuto mi hanno sempre detto che potenzialmente avevo la tecnica per potermi togliere qualche soddisfazione. La voglia di diventare un po’ più forte dell’anno precedente non mi è mai mancata, purtroppo però, come vedo capitare a molti, quella che non ho mai avuto è la testa. Dico poco eh? Ho sempre affrontato la partita di torneo caricandomi di una responsabilità infinita e vivendola con tensione.. tanta tensione, troppa. In questo libro racconto un po’ quello che provavo.. racconto i miei sogni, le mie frustrazioni, quello che di buono ne ho ricavato nel corso degli anni.
Tutto questo in maniera molto ironica. La scrittura è l’altra mia grande passione, ho iniziato scrivendo il classico “diario segreto” da adolescente dove commentavo le mie partite - in maniera molto comica - e ho pensato di raccogliere ed adattare il tutto per farlo diventare un libro che finora è stato apprezzato solo da alcuni miei allievi che hanno avuto voglia di leggerlo.. Perché nel frattempo sono diventata istruttrice Fit.. e credimi che se c’è una persona che può capire un bimbo quando durante una partita dice:”Non riesco.. ho paura” o “Mi sento bloccato”, quella sono io. Li capisco quando perdono al primo turno per non essere riusciti ad esprimere il loro gioco come avrebbero voluto.. ma un pochino so anche come aiutarli, e questa è la mia gioia più grande Smile
Come ho scritto nella prefazione, ho scritto un libro sullo sport da persona “normale” e non da campionessa.. e l’ho scritto per far sorridere, forse anche commuovere, chi mi vorrà leggere. Con qualche spunto in qua e là per capire cosa può succederci quando siamo in campo.
Buona giornata!!
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il Sab 21 Mar 2020 - 8:08
Complimenti, penso che per decidere di pubblicare una propria autobiografia, in cui inevitabilmente si mettono "in campo" anche i propri difetti, ci voglia una certa dose di coraggio, oltre che di autoironia, la quale non ti manca.
Sono certo che l'aver vissuto in prima persona il problema della pressione della partita, e di come provare a gestirla, sia di grande aiuto nell'insegnamento ai tuoi allievi.
Se posso, prima di leggere Tennisticamente Parlando, avrei una curiosità "tecnica". Ho cominciato a giocare a tennis da adulto, facendo corso collettivo con maestro prima e qualche lezione più mirata poi, e, una volta acquisita sufficiente tecnica, ho sviluppato da solo, con la pratica e nei limiti del tempo che ho potuto dedicare al tennis, un mio stile di gioco, che fosse un mix bilanciato tra divertimento (la soddisfazione di fare vincenti) ed efficacia (evitare troppi errori gratuiti, quindi di regalare sistematicamente il match all'avversario). Mi manca quindi l'esperienza della scuola tennis fatta da piccolo, con le racchettine, ed un maestro che mi plasmasse veramente da zero.
Parlando con alcuni maestri ed istruttori della zona, mi sono incuriosito sulla formazione delle giovani leve, e quindi ti chiedo se, una volta formata la tecnica di un(a) piccolo/a tennista, ritieni sia meglio assecondare, almeno in parte, il suo estro oppure cercare di uniformarlo al redditizio stile di gioco della scuola spagnola?
Spero di averti posto, da profano, una domanda sensata Laughing
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il Sab 21 Mar 2020 - 8:59
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Buongiorno Silvia e benvenuta nel forum.
Complimenti per il tuo progetto. Sono sicuro che tanti di noi ne approfitteremo per leggerti.

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il Sab 21 Mar 2020 - 9:09
Ho già acquistato una copia del tuo libro e ne approfitterò per leggerlo in questi giorni che, ahimè, siamo costretti a casa.
Approfittatene anche voi; il formato Kindle è anche in offerta  Wink
P.S.: @SilvixBiS ti ho appena inviato mail

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il Sab 21 Mar 2020 - 9:17
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Be’ sì hai fatto una domanda sulla quale io ho costruito una tesi di laurea 10 anni fa... dicevo appunto che senza un’uniformità di valutazione e senza efficaci aggiornamenti sull’evoluzione del gioco risultava inevitabile una progressiva perdita delle capacità da parte dei Maestri italiani di formare giovani atleti.. Avevo messo 4 foto di tennisti italiani e 4 foto di tennisti spagnoli a confronto nel momento del finale del diritto: gli italiani tutti diversi (Volandri finale basso, Seppi finale con piatto corde rivolto in basso, Bolelli finale alto...) e  gli spagnoli pressoché identici (erano Nadal, Ferrer, Almagro e Verdasco). E 4 foto di tenniste russe e 4 di italiane a confronto al momento dell’impatto del rovescio: le russe IDENTICHE, fatte con lo stampino (Petrova, Sharapova, Dementieva e Safina) e le italiane... che te lo dico a fare.. Vinci, Pennetta, Errani e Schiavone. 
In conclusione mi chiedevo, giusto per non farla lunga: questo non fa pensare che la Scuola italiana si affidi un po’ più delle altre al talento del singolo individuo??
In pratica in Italia l’andazzo era un po’ questo (almeno fino a 10 anni fa, oggi va già un pochino meglio secondo me...): se avevi talento ok, bravo, vai avanti e fai risultati... se non l’avevi pazienza... in altri Paesi se non sei Federer ti “costruiscono” lo stesso.. con lo stampino come dicevo prima, è vero, però hanno un metodo di insegnamento molto più uniforme del nostro. Io sono dell’idea che un minimo di estro lo si possa lasciare a un giocatore (sempre se risulta efficace ovviamente), ma se devo insegnargli a giocare a tennis, glielo devo insegnare come Dio comanda e non come pare a lui.. poi è chiaro, è un mio pensiero, anche perché dopo la mia tesi la Schiavone vinse il Roland Garros e la Pennetta l’Us Open, un po’ a smentirmi.. resta il fatto che i risultati in generale non sono favorevolissimi agli italiani... punti di vista!
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il Sab 21 Mar 2020 - 9:18
@Alessandro ha scritto:Ho già acquistato una copia del tuo libro e ne approfitterò per leggerlo in questi giorni che, ahimè, siamo costretti a casa.
Approfittatene anche voi; il formato Kindle è anche in offerta  Wink
P.S.: @SilvixBiS ti ho appena inviato mail
Ti ringrazio moltissimo Alessandro!! Smile
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il Sab 21 Mar 2020 - 9:53
@SilvixBiS ha scritto:Be’ sì hai fatto una domanda sulla quale io ho costruito una tesi di laurea 10 anni fa... dicevo appunto che senza un’uniformità di valutazione e senza efficaci aggiornamenti sull’evoluzione del gioco risultava inevitabile una progressiva perdita delle capacità da parte dei Maestri italiani di formare giovani atleti.. Avevo messo 4 foto di tennisti italiani e 4 foto di tennisti spagnoli a confronto nel momento del finale del diritto: gli italiani tutti diversi (Volandri finale basso, Seppi finale con piatto corde rivolto in basso, Bolelli finale alto...) e  gli spagnoli pressoché identici (erano Nadal, Ferrer, Almagro e Verdasco). E 4 foto di tenniste russe e 4 di italiane a confronto al momento dell’impatto del rovescio: le russe IDENTICHE, fatte con lo stampino (Petrova, Sharapova, Dementieva e Safina) e le italiane... che te lo dico a fare.. Vinci, Pennetta, Errani e Schiavone. 
In conclusione mi chiedevo, giusto per non farla lunga: questo non fa pensare che la Scuola italiana si affidi un po’ più delle altre al talento del singolo individuo??
In pratica in Italia l’andazzo era un po’ questo (almeno fino a 10 anni fa, oggi va già un pochino meglio secondo me...): se avevi talento ok, bravo, vai avanti e fai risultati... se non l’avevi pazienza... in altri Paesi se non sei Federer ti “costruiscono” lo stesso.. con lo stampino come dicevo prima, è vero, però hanno un metodo di insegnamento molto più uniforme del nostro. Io sono dell’idea che un minimo di estro lo si possa lasciare a un giocatore (sempre se risulta efficace ovviamente), ma se devo insegnargli a giocare a tennis, glielo devo insegnare come Dio comanda e non come pare a lui.. poi è chiaro, è un mio pensiero, anche perché dopo la mia tesi la Schiavone vinse il Roland Garros e la Pennetta l’Us Open, un po’ a smentirmi.. resta il fatto che i risultati in generale non sono favorevolissimi agli italiani... punti di vista!
Interessante considerazione
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il Sab 21 Mar 2020 - 10:48
@SilvixBiS ha scritto:Be’ sì hai fatto una domanda sulla quale io ho costruito una tesi di laurea 10 anni fa... dicevo appunto che senza un’uniformità di valutazione e senza efficaci aggiornamenti sull’evoluzione del gioco risultava inevitabile una progressiva perdita delle capacità da parte dei Maestri italiani di formare giovani atleti..                                                                                          Ripreso ma abbreviato      
Bene! Quand'è che ci renderai disponibile la tua tesi? Battute a parte, nel processo di costruzione di una scuola nazionale e di formazione/costruzione di un atleta addetti ai lavori e non sarebbero probabilmente d'accordo. Ma come spettatore vorrei che la componente del talento individuale fosse il 50% del bagaglio di un atleta, anche se l'omologazione delle superfici lavora contro tale aspetto. Sicuramente dare maggior varietà a quest'ultime contribuirebbe maggiormente a darci varietà di talenti e di stile di gioco. Comunque non credo che le vittorie di Schiavone e Pennetta ti contraddicano perchè secondo me sono arrivate quando il livello delle avversarie si è abbassato specie nel caso della Schiavone, prova ne sia le nove finali perse consecutivamente prima del primo successo. Benvenuta!
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il Sab 21 Mar 2020 - 11:04
@andrea scimiterna ha scritto:
@SilvixBiS ha scritto:Be’ sì hai fatto una domanda sulla quale io ho costruito una tesi di laurea 10 anni fa... dicevo appunto che senza un’uniformità di valutazione e senza efficaci aggiornamenti sull’evoluzione del gioco risultava inevitabile una progressiva perdita delle capacità da parte dei Maestri italiani di formare giovani atleti..                                                                                          Ripreso ma abbreviato      
Bene! Quand'è che ci renderai disponibile la tua tesi? Battute a parte, nel processo di costruzione di una scuola nazionale e di formazione/costruzione di un atleta addetti ai lavori e non sarebbero probabilmente d'accordo. Ma come spettatore vorrei che la componente del talento individuale fosse il 50% del bagaglio di un atleta, anche se l'omologazione delle superfici lavora contro tale aspetto. Sicuramente dare maggior varietà a quest'ultime contribuirebbe maggiormente a darci varietà di talenti e di stile di gioco. Comunque non credo che le vittorie di Schiavone e Pennetta ti contraddicano perchè secondo me sono arrivate quando il livello delle avversarie si è abbassato specie nel caso della Schiavone, prova ne sia le nove finali perse consecutivamente prima del primo successo. Benvenuta!
Su questo siamo d’accordo, nel senso che da spettatore risulta molto più interessante magari vedere diverse tecniche e diversi stili di gioco.. consideriamo anche che avere una tecnica “di base” che sia bene o male equivalente per tutti quelli che escono da una determinata metodologia di insegnamento non significa renderli necessariamente identici.. come dicevo penso che l’estro del giocatore, se efficace, sia giusto farlo sviluppare.. così come la sua propensione all’attacco piuttosto che alla difesa o al contrattacco.. parlo principalmente delle basi tecniche indispensabili a rendere un buon giocatore un giocatore forte. Prendiamo una Roberta Vinci per esempio, che ha fatto del suo rovescio in back un’arma per rendere la vita difficile alle avversarie.. non sarebbe risultata ancora più efficace se le fossero stati “donati” un rovescio in top e un rovescio piatto come si deve? Invece ci si è accontentato del fatto che “be’ con quello comunque il punto lo fa”.. io sono dell’idea che più armi hai a disposizione più potrai giocartela più o meno con tutti, no? Avere tecnicamente le basi per saper fare tutti i colpi è quello che secondo me al giorno d’oggi sarebbe giusto insegnare.. poi sta al giocatore.. però le basi gliele devo dare, e devo essere anche sicuro che lui/lei le senta “sue” e non abbia paura di utilizzarle in partita
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il Sab 21 Mar 2020 - 11:22
@SilvixBis Benvenuta, finalmente qualcuno che parla di tennis VERO. Son d'accordo con te quando dici che bisogna allenare/insegnare ogni colpo x essere completi. Poi naturalmente ci saranno colpi che saranno più solidi e "brillanti" di altri, su cui puoi "costruire" il tuo gioco x far tue le partite. X la testa...è più un fattore di concentrazione in gioco su già quello che sai fare con la tecnica che hai acquisito e solidificato in positivo.
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il Sab 21 Mar 2020 - 11:25
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Pennetta è spagnola, Schiavone guarda caso ha alzato il livello dopo un periodo in Spagna, periodo in cui ha imparato che la mattina ci si alza sapendo già cosa dovrai fare durante la giornata.
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il Sab 21 Mar 2020 - 11:39
@nw-t ha scritto:@SilvixBis Benvenuta, finalmente qualcuno che parla di tennis VERO. Son d'accordo con te quando dici che bisogna allenare/insegnare ogni colpo x essere completi. Poi naturalmente ci saranno colpi che saranno più solidi e "brillanti" di altri, su cui puoi "costruire" il tuo gioco x far tue le partite. X la testa...è più un fattore di concentrazione in gioco su già quello che sai fare con la tecnica che hai acquisito e solidificato in positivo.
Esatto. La testa è un discorso un po’ più complicato perché penso si possa allenare un giocatore alla concentrazione, alla focaizzazione, anche alla determinazione se vogliamo, altrimenti non esisterebbe la psicologia sportiva. Resta il fatto che a parità di livello tecnico e fisico il giocatore che diventa DAVVERO forte è quello che ha un certo tipo di testa e un certo tipo di carattere.. c’è poco da fare
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il Sab 21 Mar 2020 - 11:44
@framan ha scritto:Pennetta è spagnola, Schiavone guarda caso ha alzato il livello dopo un periodo in Spagna, periodo in cui ha imparato che la mattina ci si alza sapendo già cosa dovrai fare durante la giornata.
Giusto anche questo.. e quindi non è del tutto un caso che abbiano ottenuto dei risultati soddisfacenti.. in Italia forse bisognerebbe umilmente farsele due domandine..
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il Sab 21 Mar 2020 - 11:57
@SilvixBiS ha scritto:
@framan ha scritto:Pennetta è spagnola, Schiavone guarda caso ha alzato il livello dopo un periodo in Spagna, periodo in cui ha imparato che la mattina ci si alza sapendo già cosa dovrai fare durante la giornata.
Giusto anche questo.. e quindi non è del tutto un caso che abbiano ottenuto dei risultati soddisfacenti.. in Italia forse bisognerebbe umilmente farsele due domandine..

Ma anche tre di domandine ...  Libro "Tennisticamente parlando" 810504 Libro "Tennisticamente parlando" 810504

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il Sab 21 Mar 2020 - 11:59
Nel tennis per me conta molto la tecnica di ogni colpo che tiri... e sopratutto il saper GESTIRE ogni palla che ti arriva, x poi restituirne una indietro tenendo conto sempre di quello che avversario con i suoi "mezzi" possa tiraci fuori x metterti in difficoltà. Senza avere tecnica che praticamente ti rende IMMUNE dall'errore sul colpo che tiri...con 2 tennisti in campo ambedue con grande testa mentalità...vince solo quello che a colpi o un solo colpo che fa differenza negli scambi.
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il Sab 21 Mar 2020 - 12:14
@nw-t ha scritto:Nel tennis per me conta molto la tecnica di ogni colpo che tiri... e sopratutto il saper GESTIRE ogni palla che ti arriva, x poi restituirne una indietro tenendo conto sempre di quello che avversario con i suoi "mezzi" possa tiraci fuori x metterti in difficoltà. Senza avere tecnica che praticamente ti rende IMMUNE dall'errore sul colpo che tiri...con 2 tennisti in campo ambedue con grande testa mentalità...vince solo quello che a colpi o un solo colpo che fa differenza negli scambi.
Certo chiaro.. bene o male diciamo cose complementari.. a parità di tecnica vince chi ha più testa e a parità di testa (che però trovo sia un po’ più difficile perché trovare gente con la stessa mentalità “vincente” non è così scontato) vince chi ha più cartucce da sparare! Smile
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il Sab 21 Mar 2020 - 12:21
Fidati...a livello di tennis (vero) di seconda ..2.2-2.3-2.4 la testa come dici te l'hanno un po tutti simile/uguale...e non è quella che fa differenza. Son molto più importarti doti fisiche come forza e struttura fisica
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il Sab 21 Mar 2020 - 12:27
@nw-t ha scritto:Fidati...a livello di tennis (vero) di seconda ..2.2-2.3-2.4 la testa come dici te l'hanno un po tutti simile/uguale...e non è quella che fa differenza.
Mmh, sono d’accordo fino a un certo punto.. quindi secondo te ad altissimi livelli (parlo non so, dei primi 100-200 del mondo), ciò che fa la differenza non è la testa - o mentalità che dir si voglia - , ma i colpi? 
Io penso che gran parte la faccia la testa.. prendi per esempio una Kenin che dopo aver battuto Serena Williams al Roland Garros l’anno scorso ha fatto un salto di qualità pauroso.. non le è scattato forse qualcosa nel cervello più che nei colpi? 
C’è da dire che a livello femminile il mio discorso è moooolto più amplificato, di questo fidati tu.. noi donne siamo enormemente più soggette all’emotività per esempio..
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il Sab 21 Mar 2020 - 12:36
Si a livello di ATP 100-200 al mondo (io ne frequento e son amico di 2 oramai ex) la differenza in evoluzione in qualità...è in migliorarsi nella tecnica dei colpi e sul fattore forza/RESISTENZA a livello fisico. Poi in ATP anche tra i primi 100 tutti hanno 1 colpo da "far ammirare" a tutti...pochi li hanno tutti.
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il Sab 21 Mar 2020 - 15:32
@Alessandro ha scritto:
@SilvixBiS ha scritto:
@framan ha scritto:Pennetta è spagnola, Schiavone guarda caso ha alzato il livello dopo un periodo in Spagna, periodo in cui ha imparato che la mattina ci si alza sapendo già cosa dovrai fare durante la giornata.
Giusto anche questo.. e quindi non è del tutto un caso che abbiano ottenuto dei risultati soddisfacenti.. in Italia forse bisognerebbe umilmente farsele due domandine..

Ma anche tre di domandine ...  Libro "Tennisticamente parlando" 810504 Libro "Tennisticamente parlando" 810504
Le risposte si son già date, in un qualsiasi workshop si parli di sviluppo del tennis nel mondo riferndosi all'italia il relatore ti dirà che non esiste una scuola italiana. Parlo di qualche anno fa visto che la situazione odierna non la conosco.
1) i giocatori nascono e crescono nelle accademie, non nelle federazioni, cosa che in italia si è tardato a capire, e forse non s'è capito nemmeno ora.
2) il ruolo delle federazioni è di coesione delle accademie, supportandone gli impegni e le collaborazioni. Quando mai in Italia si è visto ?
3) le federazioni non possono pescare dalle accademie e imporre un proprio ruolo centrale, Quinzi non è fallito per caso.
4) Il coni dovrebbe promuovere la cultura dello sport, mi ci faccio una bella risata sul tema. Se vai a spasso per Buenos Aires noterete una quantità di campi da tennis gratis che in Italia ci sognamo, dove invece si promuove la cultura circolocentrica.
5) detto questo, una scuola nazionale nasce in due situazioni opposte, per antagonismo fra accademie che diventano trainanti, senza interferenza alcuna della federazione, succedeva più in passato che oggi, o fra coesione in un indirizzo comune delle accademie supportato dalla federazione.
In italia si è fatto il contrario, si è sempre tentato imporre la federazione alle accademie in modo conflittuale e interferendone l'operato.
6) La onde per cui, nelle altre nazioni nascevano scuole con caratteristiche specifiche, in Italia hanno fatto solo un gran casino.

Oggi siam messi meglio di ieri, non lo so', però
Fognini è un altro spagnolo e grazie al cielo che c'è che secondo me è lui che ha ridato fiducia al gruppo italia
Sinner cresce in zona franca, quella di Sartori
Berrettini cresce all'Aniene con Pietrangeli2, e l'Aniene ha sempre avuto una sua autonomia.
È cambiato qualcosa rispetto al passato ? Credo di si, questi qui hanno creato modalità differenti che il gruppo ha assimitato, e i costanti fallimenti della federazione l'hanno costretta a posizioni meno centraliste.
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il Sab 21 Mar 2020 - 16:09
@SilvixBis ma la versione Kindle ha 1448 pagine? Shocked
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il Sab 21 Mar 2020 - 16:18
@drichichi ha scritto:@SilvixBis ma la versione Kindle ha 1448 pagine? Shocked
Oddio no!!! io ho il Kobo, dovrebbero essere più o meno 130-140 pagine.. non ho scritto “Guerra e pace”  Razz
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il Sab 21 Mar 2020 - 16:23
@SilvixBiS ha scritto:
@drichichi ha scritto:@SilvixBis ma la versione Kindle ha 1448 pagine? Shocked
Oddio no!!! io ho il Kobo, dovrebbero essere più o meno 130-140 pagine.. non ho scritto “Guerra e pace”  Razz
Ehm 1558, impaginata diversamente.

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