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Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati - Pagina 3 Empty Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati

il Ven 16 Ott 2020 - 9:30
Promemoria primo messaggio :

Ciao a tutti. Galoppando verso i 49 e vivendo la mia terza vita tennistica dopo due stop 1993/2011 e 2014/2018 ho realizzato che (buona) parte degli insegnamenti cardine della vecchia scuola (diciamo la SAT di metà anni 80 per avere un riferimento temporale) son da metter via senza troppi scrupoli. Non sprecherò tempo su come open/semiopen stance sul dritto abbiano pensionato la closed stance alla quale noi ragazzini 35 anni fa venivamo costretti pena 100 piegamenti sulle nocche (LOL) ma mi concentrerò piuttosto su un altro aspetto fondamentale ossia il punto d'impatto. Tornando all'era vintage di 35 anni fa uno dei comandamenti urbi et orbi era l'immancabile "colpire la palla davanti al corpo". Posso dirlo senza offendere nessuno? E' una panzana. O meglio, è una variabile che ogni giocatore deve relazionare a come si muove in campo. Faccio un esempio semplicissimo: da quando sul rovescio bimane aspetto che la palla superi la linea della mia spalla destra prima di partire con lo swing ne sbaglio 1 su 100 anzichè 1 su 5 come prima. Volete un esempio ben più celebre, blasonato e vincente del Mister Nessuno che sta scrivendo queste righe? Andre Agassi. Esattamente, carissimi tutti. Uno dice Agassi e tutti pensano a come colpiva "in anticipo" la palla. Se parliamo della traiettoria del rimbalzo siamo tutti d'accordo. Se parliamo di dove colpiva rispetto al suo corpo invece ne scopriamo delle belle. Agassi nelle interviste "tecniche" non fa mistero del fatto che il suo punto d'impatto sul rovescio a due mani era all'altezza della sua anca sinistra. Letto bene? Anca sinistra. Alla faccia del "colpire la palla davanti al corpo" eh. Lui, da fenomeno qual'era, in questo modo riusciva a nascondere perfettamente dove avrebbe tirato perchè poteva far partire una sassata lungolinea o una incrociata senza la minima differenza nella preparazione dei due colpi (anzi). Ma col piffero che "colpiva la palla davanti al corpo" sul rovescio a due mani. Considerando che Andre Agassi è stato a tutti gli effetti il padre del Tennis moderno che vediamo oggi penso che quanto dice non solo sia meritevole di estrema considerazione ma anche di riflessione sulla tecnica di ognuno di noi nessuno escluso. Il punto d'impatto è fondamentale, ma la questione è che non esistono dogmi assoluti/talebani su quale sia quello ideale. Il nocciolo è trovare quale sia quello ideale per ciascuno di noi anzi, pure meglio, per ciascuno dei nostri colpi. Perchè per alcuni di essi (voleè in primis ma non solo) "colpire davanti al corpo" funziona. Per altri (vedasi sopra) anche no. 
Grazie a chi legge, un caro saluto a Vandergraf che so quanto adora i miei sproloqui  Laughing


Ultima modifica di Alessandro il Ven 16 Ott 2020 - 17:29, modificato 1 volta (Motivo : Formattazione del titolo)

davenrk
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Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati - Pagina 3 Empty Re: Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati

il Dom 18 Ott 2020 - 15:06
@Andras ha scritto:
@davenrk ha scritto:questo personalmente lo trovo veramente veramente bravo

https://www.youtube.com/channel/UCtak3C1t8k3u8CVzVGYvemA

https://intuitivetennis.clickfunnels.com/optin29719557

Il mitico Thomas. Ha un inglese perfettamente comprensibile e pulito. E dispensa buonsenso in fatto di tecnica
lui si chiama Nikola Aracic
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Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati - Pagina 3 Empty Re: Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati

il Dom 18 Ott 2020 - 16:15
@davenrk ha scritto:
@Andras ha scritto:
@davenrk ha scritto:questo personalmente lo trovo veramente veramente bravo

https://www.youtube.com/channel/UCtak3C1t8k3u8CVzVGYvemA

https://intuitivetennis.clickfunnels.com/optin29719557

Il mitico Thomas. Ha un inglese perfettamente comprensibile e pulito. E dispensa buonsenso in fatto di tecnica
lui si chiama Nikola Aracic

Detto "Thomas"?  Laughing Chissà come mi sarà uscito fuori (conosco Intuitive Tennis). Ciao!
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Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati - Pagina 3 Empty Re: Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati

Ieri alle 2:00
Recentemente e per caso ho sentito un coach di un famoso pro (non ricordo chi, onestamente) dire una cosa sulla quale convengo in modo particolare, ossia che, se una data tecnica funziona, va mantenuta, mentre bisogna cambiarla se non funziona. Non c'è una tecnica valida in assoluto e migliore, per tutti, al di là di pochi consigli di base...

Io vengo da una scuola SAT anni 90, adesso ho quasi trent'anni e ho iniziato da bambino. Non dirò chi erano i miei maestri, ma erano ex professionisti - non dirò chi per privacy - e il loro metodo era quello di dare pochissimi consigli tecnici, molti consigli tattici soprattutto moltissime partite, specialmente in doppio con loro come giocatori.  La lezione tipo era "prendete le palline, quello è il campo, giocate fra di voi". Quasi mai facevamo "il cesto". E quando succedeva era un corale "noooo" 

Non potrei ringraziare questi maestri abbastanza per quello che mi hanno insegnato con il loro tacere su questioni tecniche, magari contorte e sconclusionate, e facendomi semplicemente vedere come si gioca (bene!) a tennis.

Perché va bene sapere quelle due o tre cose, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare e ho sperimentato, guardando altri giocatori, che troppe  nozioni tecniche nella testa creano solo troppa confusione, un gioco contorto e, troppo spesso inefficace.


Si potrebbe obiettare che un adulto ha bisogno di teoria, oltre che di pratica. E' vero, probabilmente se avessi fatto lo stesso corso a vent'anni, invece che a sette anni, non avrei imparato un tubo o forse ne sarei stato scoraggiato. 
Però, per quel che vale il mio parere, credo che ognuno debba trovare una sua via per risolvere un problema, per rendere efficace il suo modo di giocare.

Molto dipende anche da COME uno vuole giocare. 

Per esempio, di recente ho fatto due partite con due giocatori completamente diversi: uno era un pallettaro assurdo, che non ha fatto un errore per mezz'ora e alla prima palla fuori (sua) ha iniziato a urlare come un matto. Io morirei se dovessi giocare così a vita, cioè, aspettare sempre l'errore o il vincente dell'altro solo per vincere partite. Una noia!
Un altro tirava fortissimo e sbagliava di più.
Non puoi convincere il primo a imparare a giocare, perché evidentemente lui vuole giocare per vincere sugli errori dell'altro, e da lì trae la sua soddisfazione quando va sotto la doccia a fine partita. A quell'altro non puoi dire di tenere la palla in campo o di tirare più piano perché vorrebbe dire inibirlo.
Io ho imparato, nel tempo, a disinnescare entrambi gli stili di gioco di questi due giocatori, facendo dei piccoli cambiamenti ma non snaturando il mio gioco, e continuando a fare quello che mi piace fare in campo, perché è un hobby e non voglio andare, neanche in partita, a fare qualcosa che non sento di voler fare.
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Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati - Pagina 3 Empty Re: Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati

Ieri alle 2:00
Recentemente e per caso ho sentito un coach di un famoso pro (non ricordo chi, onestamente) dire una cosa sulla quale convengo in modo particolare, ossia che, se una data tecnica funziona, va mantenuta, mentre bisogna cambiarla se non funziona. Non c'è una tecnica valida in assoluto e migliore, per tutti, al di là di pochi consigli di base...

Io vengo da una scuola SAT anni 90, adesso ho quasi trent'anni e ho iniziato da bambino. Non dirò chi erano i miei maestri, ma erano ex professionisti - non dirò chi per privacy - e il loro metodo era quello di dare pochissimi consigli tecnici, molti consigli tattici soprattutto moltissime partite, specialmente in doppio con loro come giocatori.  La lezione tipo era "prendete le palline, quello è il campo, giocate fra di voi". Quasi mai facevamo "il cesto". E quando succedeva era un corale "noooo" 

Non potrei ringraziare questi maestri abbastanza per quello che mi hanno insegnato con il loro tacere su questioni tecniche, magari contorte e sconclusionate, e facendomi semplicemente vedere come si gioca (bene!) a tennis.

Perché va bene sapere quelle due o tre cose, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare e ho sperimentato, guardando altri giocatori, che troppe  nozioni tecniche nella testa creano solo troppa confusione, un gioco contorto e, troppo spesso inefficace.


Si potrebbe obiettare che un adulto ha bisogno di teoria, oltre che di pratica. E' vero, probabilmente se avessi fatto lo stesso corso a vent'anni, invece che a sette anni, non avrei imparato un tubo o forse ne sarei stato scoraggiato. 
Però, per quel che vale il mio parere, credo che ognuno debba trovare una sua via per risolvere un problema, per rendere efficace il suo modo di giocare.

Molto dipende anche da COME uno vuole giocare. 

Per esempio, di recente ho fatto due partite con due giocatori completamente diversi: uno era un pallettaro assurdo, che non ha fatto un errore per mezz'ora e alla prima palla fuori (sua) ha iniziato a urlare come un matto. Io morirei se dovessi giocare così a vita, cioè, aspettare sempre l'errore o il vincente dell'altro solo per vincere partite. Una noia!
Un altro tirava fortissimo e sbagliava di più.
Non puoi convincere il primo a imparare a giocare, perché evidentemente lui vuole giocare per vincere sugli errori dell'altro, e da lì trae la sua soddisfazione quando va sotto la doccia a fine partita. A quell'altro non puoi dire di tenere la palla in campo o di tirare più piano perché vorrebbe dire inibirlo.
Io ho imparato, nel tempo, a disinnescare entrambi gli stili di gioco di questi due giocatori, facendo dei piccoli cambiamenti ma non snaturando il mio gioco, e continuando a fare quello che mi piace fare in campo, perché è un hobby e non voglio andare, neanche in partita, a fare qualcosa che non sento di voler fare.
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Ieri alle 8:43
@Poliwhirl ha scritto:Recentemente e per caso ho sentito un coach di un famoso pro (non ricordo chi, onestamente) dire una cosa sulla quale convengo in modo particolare, ossia che, #1 se una data tecnica funziona, va mantenuta, mentre bisogna cambiarla se non funziona. Non c'è una tecnica valida in assoluto e migliore, per tutti, al di là di pochi consigli di base...

Io vengo da una scuola SAT anni 90, adesso ho quasi trent'anni e ho iniziato da bambino. Non dirò chi erano i miei maestri, ma erano ex professionisti - non dirò chi per privacy - e #2 il loro metodo era quello di dare pochissimi consigli tecnici, molti consigli tattici soprattutto moltissime partite, specialmente in doppio con loro come giocatori.  La lezione tipo era "prendete le palline, quello è il campo, giocate fra di voi". Quasi mai facevamo "il cesto". E quando succedeva era un corale "noooo" 

Non potrei ringraziare questi maestri abbastanza per quello che mi hanno insegnato #3 con il loro tacere su questioni tecniche, magari contorte e sconclusionate, e facendomi semplicemente vedere come si gioca (bene!) a tennis.

Perché va bene sapere quelle due o tre cose, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare e ho sperimentato, guardando altri giocatori, che #4 troppe  nozioni tecniche nella testa creano solo troppa confusione, un gioco contorto e, troppo spesso inefficace.


Si potrebbe obiettare che un adulto ha bisogno di teoria, oltre che di pratica. E' vero, probabilmente se avessi fatto lo stesso corso a vent'anni, invece che a sette anni, non avrei imparato un tubo o forse ne sarei stato scoraggiato. 
Però, per quel che vale il mio parere, #5 credo che ognuno debba trovare una sua via per risolvere un problema, per rendere efficace il suo modo di giocare

#1 è esattamente il mio punto. Fa piacere leggere conferma da parte di chi ad occhio e croce conosce molto bene il Tennis;

#2 è il cosiddetto "metodo di insegnamento internazionale" peraltro adottato nelle Arti Marziali dai Maestri coi Dan più elevati al mondo. Guarda-Impara-Riproduci. Molto più terra-terra è quello che succede quando si impara una lingua straniera in strada all'estero e non in classe in Italia: ci si preoccupa di farsi capire usando la lingua straniera (ossia di mandar la palla al di là della rete....) prima di sistemare lessico/grammatica/sintassi (ossia di perfezionare la tecnica....);

#3 vedi #2

#4 perchè, con buona pace di chi negli ultimi 10 anni si è riempito la bocca con la scemenza del "multitasking", la mente umana cosciente riesce a pensare ad una sola cosa alla volta (ed è scienza ossia un dato ossia un fatto, non una teoria). Quindi qualsiasi Maestro che, per sistemare un colpo, da 3/4/5 consigli all'Allievo contemporaneamente è semplicemente un idiota. La complessità del Tennis sta nel mettere assieme N gesti fisici contemporaneamente nell'esecuzione di ogni colpo e solo la mente inconscia lasciata libera di agire (leggasi: comandare) può farcela e bene (e si torna al Self 2 del Gioco interiore del Tennis) perchè la mente conscia già che, come appena scritto, può fare una sola cosa per volta è bene che una sola ne faccia (da lì il consiglio di pensar solo a "guardar la palla" o "espirare all'impatto", etc);

 #5 precisamente. Perchè ognuno di noi essendo fisico+mente è giocoforza costretto a produrre la propria interpretazione personale di qualsiasi gesto tecnico. Perchè se non esistono due dritti assolutamente identici fatti dallo stesso giocatore figuriamoci se possono esistere da due, o più, giocatori diversi

Grazie davvero per il tuo intervento!
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Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati - Pagina 3 Empty Re: Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati

Ieri alle 9:45
Il problema è se per gli adulti c'è un approccio didattico migliore.

Esempio: dicevo sopra che ho ripreso dopo anni di inattività tennistica (pratica) facendo delle lezioni per rivedere la tecnica. ho 41 anni.
Nell'ultima lezione il maestro mi ha corretto diverse cose del dritto:
- impugnare la racchetta con meno forza
- chiusura sopra la spalla invece che sotto la spalla
- alla fine del colpo tendevo a fare un balzello e atterrare sul piede destro (sono destro di braccio)

Facendo i cesti pensavo a questi aspetti (non tutti insieme, uno alla volta) e li riuscivo a correggere, ed ero anche soddisfatto.

Poi siamo passati al rovescio, anche lì qualche correzione. 

Alla fine palleggi, beh, mi sembrava di aver disimparato tutto quello fatto nella lezione, vado in confusione, e finisco la lezione con un po' di "sconforto", con molti dubbi sull'efficacia della lezione.
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Ieri alle 9:51
@davenrk ha scritto:Il problema è se per gli adulti c'è un approccio didattico migliore.

Esempio: dicevo sopra che ho ripreso dopo anni di inattività tennistica (pratica) facendo delle lezioni per rivedere la tecnica. ho 41 anni.
Nell'ultima lezione il maestro mi ha corretto diverse cose del dritto:
- impugnare la racchetta con meno forza
- chiusura sopra la spalla invece che sotto la spalla
- alla fine del colpo tendevo a fare un balzello e atterrare sul piede destro (sono destro di braccio)

Facendo i cesti pensavo a questi aspetti (non tutti insieme, uno alla volta) e li riuscivo a correggere, ed ero anche soddisfatto.

Poi siamo passati al rovescio, anche lì qualche correzione. 

Alla fine palleggi, beh, mi sembrava di aver disimparato tutto quello fatto nella lezione, vado in confusione, e finisco la lezione con un po' di "sconforto", con molti dubbi sull'efficacia della lezione.

Non ti scoraggiare, quando col mio compare d'allenamento passo dal fare "l'angolo" a tornare al palleggio al centro mi comunque un pò di tempo per l'assestamento. E dire che nel fare "l'angolo" si colpisce sia di dritto che di rovescio ma, ed è qui la problematica nel tornare al palleggio al centro, anzichè avere un angolo obbligato (che di fatto al terzo colpo va in automatico) avendo un angolo libero bisogna pensare a dove si vuol tirare. L'unico suggerimento sensato che riesco a darti quando passi dai cesti al palleggio è di pensare ad una sola cosa (ma una sola davvero) sia sul dritto che sul rovescio tra gli accorgimenti che il Maestro ti ha dato al cesto. Non solo sceglierai quella più importante per te ma eviterai di incasinarti provando a pensare a tutte le cose assieme mentre provi a palleggiare. Ciao!
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Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati - Pagina 3 Empty Re: Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati

Ieri alle 10:09
Si mi pare una cosa sensata. Ci proverò.
Nel frattempo proverò a cercare di metabolizzare quegli aspetti colpendo a vuoto con la racchetta a casa, cercando di memorizzarli il più possibile, per poi non doverci pensare più su durante la lezione. Anche questo non so se abbia senso farlo, ma ci provo.

Il discorso del pensare a dove si vuole tirare, beh o pensi a questo, o agli aspetti tecnici, altrimenti davvero vai nel pallone (quello successo a me)
Tu comunque facendo l'angolo ti focalizzi a dove colpire la palla, non su come, giusto?
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Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati - Pagina 3 Empty Re: Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati

Ieri alle 10:14
Ecco una cosa che mi ero dimenticato di dire....un aspetto che mi è rimasto automatico è il cambio impugnatura, che mi avevano spiegato da ragazzo.
Non ci penso, mi viene da solo. Eastern di rovescio, eastern di dritto, ecc.
Anche questo non fa che suffragare le tesi di cui sopra....
vorrei cambiare la eastern di diritto a una semiwestern....sono curioso di vedere se e come mi adatterò
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Ieri alle 10:20
@davenrk ha scritto:Si mi pare una cosa sensata. Ci proverò.
Nel frattempo proverò a cercare di metabolizzare quegli aspetti colpendo a vuoto con la racchetta a casa, cercando di memorizzarli il più possibile, per poi non doverci pensare più su durante la lezione. Anche questo non so se abbia senso farlo, ma ci provo.

Il discorso del pensare a dove si vuole tirare, beh o pensi a questo, o agli aspetti tecnici, altrimenti davvero vai nel pallone (quello successo a me)
Tu comunque facendo l'angolo ti focalizzi a dove colpire la palla, non su come, giusto?

Sulla diagonale di dritto giocando un buon 85% di dritti comincio il drill pensando esclusivamente a mirare la palla ad ore 15, dopo una decina di esecuzioni la cosa viene in automatico al che passo a concentrarmi su altre cose (spin/profondità/etc) pensando ovviamente ad un accorgimento per volta per ciascuna di loro.
Sulla diagonale di rovescio (bimane) di fatto mi vien naturale giocarlo incrociato senza pensare a nulla al che (come dicevo nel primo post di questo Topic) aspetto solo che la palla superi la linea della mia spalla destra e poi parto con lo swing. Anche qui se cerco altro (in genere spin perchè il colpo esce bene di suo) provo a concentrarmi sul far toccare la mia schiena alla racchetta sul finale. Comunque sì, la chiave IMHO è usare un solo accorgimento per volta su ogni colpo
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Ieri alle 10:23
@davenrk ha scritto:Ecco una cosa che mi ero dimenticato di dire....un aspetto che mi è rimasto automatico è il cambio impugnatura, che mi avevano spiegato da ragazzo.
Non ci penso, mi viene da solo. Eastern di rovescio, eastern di dritto, ecc.
Anche questo non fa che suffragare le tesi di cui sopra....
vorrei cambiare la eastern di diritto a una semiwestern....sono curioso di vedere se e come mi adatterò

Anche qui mi sento di quotarti, pure io posso tranquillamente evitarmi lo sforzo di pensare all'impugnatura.
Spezzo una lancia a favore della Semiwestern sul dritto, non solo è facile ed intuitiva da trovare (basta immaginare di avere una padella in mano con dentro una pietanza che vuoi mangiare anzichè rovesciare  Laughing) ma a mio parere tende a perdonare davvero tutto o quasi
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Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati - Pagina 3 Empty Re: Punto d'impatto: tra leggende metropolitane ed insegnamenti superati

Ieri alle 10:45
Diciamo che la eastern è più facile perché ti appoggi su un lato del manico più largo rispetto alla semi-western. 
Nella western ritorna il lato più largo ma è troppo estrema e la escludo.
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Ieri alle 11:07
@davenrk ha scritto:Diciamo che la eastern è più facile perché ti appoggi su un lato del manico più largo rispetto alla semi-western. 
Nella western ritorna il lato più largo ma è troppo estrema e la escludo.

Il mio Vecchio mi iscrisse alla SAT verso la fine del 1984 quindi ovviamente mi insegnarono ad impugnare Eastern col dritto. Quando ripresi dopo uno stop ventennale adottai la Semiwestern per i motivi che descrivevo prima. La cosa buffa è che oggi, con un altro stop di 5 anni in mezzo, non saprei proprio impugnare con la Eastern. E men che meno con la Western  Laughing
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