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Le partite, viste da fuori.

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Le partite, viste da fuori.

Messaggio Da alain proust il Ven 7 Ott 2011 - 16:39

in questi giorni sto guardando diverse partite di club, quelle del torneo sociale.
faccio alcune considerazioni, che lasciano il tempo che trovano, e che vogliono essere un corollario all'infinita diatriba che sempre si accende quando si parla di pallettari e giocatori presunti brillanti o a tutto campo.
ebbene, guardando le partite di club da spettatore, mi sono reso conto di quanto gli errori gratuiti siano irritanti per chi guarda e diano la netta e giustificata impressione che chi li fa non sia un gran giocatore, anzi, che sia proprio scarso, indipendentemente da quei quattro colpi spettacolari che gli son venuti. e dall'altra parte, di quanto i colpi vincenti e spettacolari, anche tra il pubblico, possano far partire un applauso e qualche commento entusiastico, ma che vengono subito dimenticati a fronte delle successive sciocchezze del medesimo giocatore.
e dai vari commenti da tribuna, ho avuto conferma che chi guarda e capisce di tennis, apprezza soprattutto quei punti in cui si vede il giocatore che colpisce senza voler fare i buchi per terra (anche perchè finirebbe spesso col farli sul telone) ma che COSTRUISCE e poi magari finisce con un elegante lungolinea appoggiato in sicurezza a campo vuoto, e con l'avversario che appena riesce a sfiorare la palla.
ecco, credo che cambiare il proprio punto di vista da parte del tennista sedicente brillante sia utile, che vada a vedere qualche partita in più, e che poi mi dica se davvero si è divertito a vedere una gara di tiro a segno, di uno-due, servizio-risposta, punto vincente o più spesso palla fuori di un metro, oppure un match di due che palleggiano, costruiscono, sbagliano solo se costretti all'errore, che attaccano in sicurezza , che non cercano il vincentone dopo due scambi.
se gli sembra più scarsone quello che alterna un vincentone a tre errori gratuiti oppure quello che la tiene bene o male sempre dentro e magari ha anche la capacità di costruire bene.
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Re: Le partite, viste da fuori.

Messaggio Da ace59 il Ven 7 Ott 2011 - 17:23

totalmente condivisibile !

penso, tuttavia, che il tennis tiri fuori il vero nostro modo di essere , siamo sempre controllati nel mondo del lavoro/famiglia /scuola , ma nel tennis ognuno è quello che è, a parte i professionisti naturalmente .

se uno tira pallate per fare il bel punto è perchè questa è la sua natura , quella di rischiare di fare una brutta figura per il gusto del bel punto, viceversa se uno gioca con regolarità per costruire il punto vincente probabilmente è una persona che ha un forte autocontrollo e una solidità anche nella vita normale che magari lo porta a preferire una soluzione di mediazione piuttosto che rischiare

ma ve lo vedete voi Steve Jobs che gioca senza rischiare la brutta figura ?
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Re: Le partite, viste da fuori.

Messaggio Da b52_ste il Ven 7 Ott 2011 - 17:35

Beh, penso che sia lo scopo di tutti qua dentro!!! Il piacere di un punto ben costruito è maggiore di quello del "colpo singolo" perchè ti da' l'idea di superiorità... mentre un siluro estemporaneo all'incrocio, magari dopo aver fatto 5/6 buchi nelle reti e scomodato tutti i passerotti sui pini del Tennis Club, ti procura solo un'esaltazione di pochi secondi! Smile

La stessa differenza che c'è, a mio avviso, tra chi in battuta mette regolarmente in difficoltà l'avversario, e chi "spara" 1 ace seguito da 2 doppi falli...

Ah, concludo dicendo che io ero un giocatore da "botta o la va o la spacca" e solo nella mia seconda vita tennistica (iniziata l'anno scorso) ho cambiato il mio gioco... miracoli dell'età! Very Happy
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Re: Le partite, viste da fuori.

Messaggio Da Panacef il Ven 7 Ott 2011 - 17:53

Condivido a pieno il post di ace59, si riapre l'eterna diatriba del gioco per vincere o per divertirmi, non tutti giocano il torneo sociale amatori, dilettanti, amici del bar, come se fosse l'esame di maturità un importante colloquio di lavoro o comunque l'occasione della vita... credo anche io che nel tennis si esprima il carattere di ogniuno.. la cicala e la formica e sappiamo tutti che alla fine vince la formica, ma se nasci cicala che cosa ci vuoi fare?
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Re: Le partite, viste da fuori.

Messaggio Da wbtit il Ven 7 Ott 2011 - 18:36

Io gioco con un socio del circolo delle partitelle che quando sono tranquille lui ha il coltello tra i denti. Ogni volta che colpisco male la pallina lui fa un passo in campo e tira delle belle botte dentro il campo. Se mi vede posizionato male mi tira delle bombe dal lato opposto, sempre dentro.
Io lo definirei offensivo da fondo linea. L'unico modo che ho per tenerlo a bada e colpire profondo senza dargli tempo di pensare, praticamente mai.
Tirare forte e buttarla più fuori che dentro non ha nulla a che fare col tennis. Per me equivale a non avere controllo dei colpi.
E lo dice uno a cui piace picchiare come un fabbro.
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Re: Le partite, viste da fuori.

Messaggio Da maurizioqua il Ven 7 Ott 2011 - 22:18

Nell' eterna diatriba tra pallettari e non mi sembra che per molti i non pallettari siano soltanto quelli che sparano cannonate senza nessuna cognizione e siano degli scarsoni.

Secondo me il giocatore che si costruisce il punto con un palleggio regolare e poi chiude con un lungolinea a campo vuoto non è un pallettaro o almeno non il "pallettaro" che è bistrattato da molti tennisti.



La differenza secondo me sta nel : "si costruisce il punto" quindi il punto lo fa in maniera attiva: il pallettaro bistrattato è quello che gioca in maniera passiva con le classiche mozzarelle o campanili senza senso che aspetta solo l'errore dell'avversario senza costruire un bel niente.
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Re: Le partite, viste da fuori.

Messaggio Da Andras il Mer 12 Ott 2011 - 16:44

@alain proust ha scritto:in questi giorni sto guardando diverse partite di club, quelle del torneo sociale.
faccio alcune considerazioni, che lasciano il tempo che trovano, e che vogliono essere un corollario all'infinita diatriba che sempre si accende quando si parla di pallettari e giocatori presunti brillanti o a tutto campo.
ebbene, guardando le partite di club da spettatore, mi sono reso conto di quanto gli errori gratuiti siano irritanti per chi guarda e diano la netta e giustificata impressione che chi li fa non sia un gran giocatore, anzi, che sia proprio scarso, indipendentemente da quei quattro colpi spettacolari che gli son venuti. e dall'altra parte, di quanto i colpi vincenti e spettacolari, anche tra il pubblico, possano far partire un applauso e qualche commento entusiastico, ma che vengono subito dimenticati a fronte delle successive sciocchezze del medesimo giocatore.
e dai vari commenti da tribuna, ho avuto conferma che chi guarda e capisce di tennis, apprezza soprattutto quei punti in cui si vede il giocatore che colpisce senza voler fare i buchi per terra (anche perchè finirebbe spesso col farli sul telone) ma che COSTRUISCE e poi magari finisce con un elegante lungolinea appoggiato in sicurezza a campo vuoto, e con l'avversario che appena riesce a sfiorare la palla.
ecco, credo che cambiare il proprio punto di vista da parte del tennista sedicente brillante sia utile, che vada a vedere qualche partita in più, e che poi mi dica se davvero si è divertito a vedere una gara di tiro a segno, di uno-due, servizio-risposta, punto vincente o più spesso palla fuori di un metro, oppure un match di due che palleggiano, costruiscono, sbagliano solo se costretti all'errore, che attaccano in sicurezza , che non cercano il vincentone dopo due scambi.
se gli sembra più scarsone quello che alterna un vincentone a tre errori gratuiti oppure quello che la tiene bene o male sempre dentro e magari ha anche la capacità di costruire bene.

Tutto condivisibile al 100% per quel che mi riguarda.

Sbaglierò ma al fine di essere sufficientemente competitivi per poter vincere delle partite con buona frequenza ci sono fondamentalmente due vie che rappresentano un vero e proprio bivio:

1) Non si è in possesso di almeno un fondamentale "che fa male", uno con cui incassare parecchi punti vincenti: ci si costruisce una solidità "granitica" (per la categoria in cui si gioca) sui fondamentali da fondo campo. Colpi (liftati) che passano 1,5 metri sopra la rete e rimbalzano ad un buon metro dentro la riga di fondo. Si capitalizzano gli errori dell'avversario. Va da se che quando (non "se", quando) si incontra uno con lo stesso gioco ma più forte si va a casa perdendo 6/0 6/1 in un paio d'ore come succedeva a Vilas quando si imbatteva in Borg negli anni 70;

2) Si è in possesso di almeno un fondamentale "che fa male": si costruisce il proprio tennis attorno ad esso sulla base di una perlomeno degna solidità di tutti gli altri fondamentali (caratteristica imprescindibile, non si scappa). L'obiettivo nemmeno troppo nascosto è quello di riuscire a tenere lo scambio fino a quando non si presenta lo spiraglio per prendere campo ed usare il fondamentale che può dare direttamente il vincente o il punto allo scambio successivo.

Concordo sul fatto che chi fa 4/5 colpi spettacolari a partita da lasciare a bocca aperta gli spettatori salvo poi far far loro incetta dei propri errori gratuiti sia un tennista scarso, parlo per esperienza appartenendo a suddetta categoria (e facendomi un mazzo tanto in allenamento per non farne più parte)
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Re: Le partite, viste da fuori.

Messaggio Da otello69 il Mer 12 Ott 2011 - 19:12

Aggiungo solo che a mio parere più si sale di livello (classifica?) più diventa importante avere:

- un servizio almeno non attaccabile

- almeno 1 colpo che fa male (che non vuol dire necessariamente un dritto sempre sulla riga ) ma ad esempio un dritto molto pesante e profondo in grado di far accorciare l'avversario.

Certo che se poi uno non è in grado di attaccare molto bene quando l'avversario accorcia non va molto lontano e i suoi limiti li trova molto presto...
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Re: Le partite, viste da fuori.

Messaggio Da alba77 il Gio 13 Ott 2011 - 19:22

@Panacef ha scritto:Condivido a pieno il post di ace59, si riapre l'eterna diatriba del gioco per vincere o per divertirmi, non tutti giocano il torneo sociale amatori, dilettanti, amici del bar, come se fosse l'esame di maturità un importante colloquio di lavoro o comunque l'occasione della vita... credo anche io che nel tennis si esprima il carattere di ogniuno.. la cicala e la formica e sappiamo tutti che alla fine vince la formica, ma se nasci cicala che cosa ci vuoi fare?

@maurizioqua ha scritto:Nell' eterna diatriba tra pallettari e non mi sembra che per molti i non pallettari siano soltanto quelli che sparano cannonate senza nessuna cognizione e siano degli scarsoni.

Secondo me il giocatore che si costruisce il punto con un palleggio regolare e poi chiude con un lungolinea a campo vuoto non è un pallettaro o almeno non il "pallettaro" che è bistrattato da molti tennisti.



La differenza secondo me sta nel : "si costruisce il punto" quindi il punto lo fa in maniera attiva: il pallettaro bistrattato è quello che gioca in maniera passiva con le classiche mozzarelle o campanili senza senso che aspetta solo l'errore dell'avversario senza costruire un bel niente.

@otello69 ha scritto:Aggiungo solo che a mio parere più si sale di livello (classifica?) più diventa importante avere:

- un servizio almeno non attaccabile

- almeno 1 colpo che fa male (che non vuol dire necessariamente un dritto sempre sulla riga ) ma ad esempio un dritto molto pesante e profondo in grado di far accorciare l'avversario.

Certo che se poi uno non è in grado di attaccare molto bene quando l'avversario accorcia non va molto lontano e i suoi limiti li trova molto presto...


Ragazzi avete racchiuso un po' il mio punto di vista.
Aggiungo che come indole sarei una giocatrice molto offensiva, addirittura S&V, ma non avendo ancora la tecnica giusta (smash) mi accontento dell'aggressività da fondo campo. Se mi sento nelle condizioni di poter attaccare e cercare il vincente o colpo offensivo lo faccio.
Non necessariamente un buco , ma anche una traiettoria come l'angolo lungolinea da fuori il corridoio o un cross stretto, un bel diritto anomalo o sventaglio molto a uscire ecc ecc.. Se c'è da scambiare non mi tiro indietro e se lo scambio non mi permette di incidere remo e cerco l'occasione per chiudere, ma in mente mia ho sempre degli schemi e traiettorie impossibili che potrebbero pagarmi.

L'intelligenza sta nel saper scegliere e variare lo stile del gioco e saper calcolare il rischio in funzione al punteggio.
Se sono avanti 4-0 non mi faccio scrupoli a venire sotto rete ad ogni occasione e rischiare di perdere il game - ma quanta soddisfazione se si riesce a chiuderlo a favore con delle belle volée o addirittura uno smash o veronica.

Altrimenti l'incoscienza o il richiamo avversario possono portarmi avanti su 2-3 punti in un set abbastanza equilibrato....
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Racchetta: Leggere in firma... —>

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