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il Dom 12 Giu 2016 - 21:40
Mi riferisco a quel momento, a quei game in cui ti senti da Dio e ti riesce qualsiasi colpo in campo.
Poi ti dici: "Cavolo! sto giocando benissimo!", quasi con sorpresa.
E il Flow svanisce
Si può gestire meglio?
Si può non pensare in campo? Si possono zittire certe proprie considerazioni interiori?
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il Dom 12 Giu 2016 - 21:47
La bolla, il flow, la trance agonistica o come lo vuoi chiamare, è uno stato di grazia...e come tale, va e viene. Soprattutto va....sigh! 
Puoi tentare con la ripetizione ossessiva di parole, frasi, suoni, ritmi, canzoni, filastrocche. C'è chi si auto-carica con il "colore amico". Prova. Boh? Speriamo.
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il Mar 28 Giu 2016 - 13:47
il flow non lo riesci a gestire così come le peak performance, possono venire, fare un set meraviglioso dove ti entra tutto anche l'impossibile e poi di colpo farti venire il braccino. la mente gioca un ruolo fondamentale nel match più che la bravura, se pensi che in partita soprattutto quelle importanti rendi se va bene al 60% delle tue potenzialità. E' dimostrato ad esempio che le grandi imprese le fai sempre quando giochi con un avversario nettamente più forte, che sulla carta è più forte, quindi mentalmente ti predisponi a pensare che tanto non avrai niente da smenarci e così fai il partitone. viceversa, partita importante magari un quarto o una semifinale con avversario inferiore ma ostico, ti mette dei blocchi mentali da farti fare un gioco non in linea con le tue aspettative. I campioni sono tali perchè col più forte o col più debole sono sempre uguali. detto questo il flow lo raggiungi o meglio cerchi di raggiungerlo con allenamento. cosa vuole dire. allenarsi alla peak performance significa fare sedute quotidiane di visualizzazione , rilassamento, respirazione . visualizzare i migliori momenti di gioco dei tuoi match, concentrarsi su questi, visualizzarli appunto, in prima persona, sentendo i rumori, gli odori , i gesti, i colpi come se fossi ancora in quei match. la visualizzazione accompagnata dalla respirazione diaframmatica ti allena a questo. non è immediata, non è facile da attuare, ci vuole tempo, mesi. oltre a questo esistono poi molte altre tecniche che si utilizzano nello sport in generale, gli ancoraggi ad esempio, io li applico e mi è facile vedere chi lo fa anche tra i campioni. e poi le fasi del gioco, anche quelle importanti, tra un punto e l'altro ci sono fasi da rispettare, ripasso del punto appena giocato, distaccamento, preparazione del prossimo punto, concentrazione. insomma c'è un mondo dietro a quello che chiedi, ti consiglio libri di PNL sul tennis ce ne sono moltissimi.
Roberta
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il Mar 28 Giu 2016 - 15:15
@Robirat ha scritto:concentrazione. insomma c'è un mondo dietro a quello che chiedi, ti consiglio libri di PNL sul tennis ce ne sono moltissimi.

Grande... credo che questa parte sia tra le più difficili da allenare, perché emergono anche i nostri "mostri" interiori...
Qualche titolo di libro?

Grazie
Marco
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il Mar 28 Giu 2016 - 16:21
...conosco abbastanza bene la PNL ma nel tennis la vedo "debole", soprattutto inutile (o deleteria) per la Quarta categoria!
Però parliamone, se vuoi, Roberta.
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marco.tazzioli
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il Mar 28 Giu 2016 - 17:03
Bah... io non vedo una tecnica che vada a lavorare sulla psiche, utile o inutile, in base alla categoria...
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il Mar 28 Giu 2016 - 17:54
Io sì... perché le "pippe mentali" sono un lusso nel Tennis.
E far credere a un Quarta che il suo tennis può migliorare con il metalinguaggio dello swing...non solo mi fa ridere ma mi fa pure incavolare.
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il Mar 28 Giu 2016 - 18:54
@Robirat ha scritto: ti consiglio libri di PNL sul tennis ce ne sono moltissimi.
Roberta
quale consiglieresti?
grazie
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il Mer 29 Giu 2016 - 13:06
ci sono molti libri che traggono spunto dalla PNL, se cercate PNL nello sport ad esempio su amazon ne trovate molti e non solo, la PNL è stata poi adattata correttamente per il tennis, quindi trovate molti libri che parlano di mental training nel tennis. io poi mi sono dedicata a leggere anche libri che trattano solo argomenti specifici e di questi ci sono altri libri che potete trovare. ad esempio, nella pnl e nei libri di tennis che parlano di mental training si parla molto di visualizzazione creativa, ma viene spesso poco approfondita, quindi mi sono cercata libri che parlano di visualizzazione, che poi non è altro che una tecnica di derivazione della meditazione indiana. lo stesso djockovich fa uso di yoga e visualizzazione. un'altra parte fondamentale per me, sono gli ancoraggi. quando si è sotto stress e si è colti da ansia, e parlo anche nella vita non solo nel tennis è utile avere degli ancoraggi mentali. e poi infine la respirazione. su questo aspetto vi consiglio oltre che libri anche video ad esempio su youtube di Pellizzari noto apneista dove insegna molto bene la respirazione diaframmatica , questa è fondamentale per placare l'ansia, e per fare visualizzazione.
agli inizi fare visualizzazione è abbastanza difficile ci si deconcentra molto quindi è buona cosa farla a casa da soli, luogo protetto. poi col tempo si diventa esperti e a me capita anche di farla per strada su un bus ad esempio. è interessante percepire le proprie sensazioni. ho smesso per anni di giocare a tennis e ho ripreso da circa tre anni, ma tra i due momenti ho praticato motociclismo su pista ed ero seguita da un'equipe medica con un mental trainer che mi ha insegnato la tecnica. quando non correvo e mi allenavo suddividevo le mie giornate tra palestra e running. spesso quando correvo facevo visualizzazione e guardando il cardio mi trovavo tranquillamente a 180 pulsazioni al minuto che poi erano quelle che avevo durante le gare. ho riadattato la tecnica ora nelle partite di torneo. sono una giocatrice scarsa oggi, diciamo che mi attesto ad un livello 4.1 vincendo spesso appunto con le 4.1 e la pnl mi aiuta moltissimo a gestire sopratutto l'ansia nel gioco che per me è molto pesante non avendo più la mentalità da torneo che avevo quando facevo la seconda categoria. devo dire che in circa sei mesi sono migliorata molto più che nel gioco, che se volessimo vedere non è calato poi tanto come tecnica, ma la testa si ed è per questo che io lavoro soprattutto sulla testa. poi ragazzi, parliamoci chiaro, ho 48 anni, mille cose da fare, lavorare, allenamento poco, palestra zero correre anche, funo e quindi sono una mezza pizza senza ambizioni, ma almeno le partite di tennis a cui partecipo in qualche torneo sociale quà e là, dove trovo ragazzine 4.1 , posso dire ancora la mia. Oggi se ne parla veramente tanto di mental training e PNL e vedo che anche tra i seconda e prima categoria se ne fa molto uso. Non vedo nessun problema anche tra chi come me rema nelle retrovie a farne largo uso. vi dico una cosa in più, migliora anche la vostra qualità di vita. l'avessi scoperta negli anni 80 :-)
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il Mer 29 Giu 2016 - 13:35
Beh negli anni '80 la PNL esisteva già è l'Analisi Tesnsazionale da un pezzo e mezzo.
Se proprio devo scegliere un "metodo", punto sulla Dinamica Mentale, di cui Carlo Spillare ne è buon portabandiera. Anche i suoi ancoraggi mi piacciono di più...ma stiamo parlando di agonismo "consapevole". Un Quarta vero (non ex seconda o ex agonista di altro sport) deve mettere la palla di là e rifuggere come la pesta bubbonica ogni forma di onanismo mentale! Nel golf, la "routine" esiste da circa 250 anni e Freud con Berne non avevano ancora iniziato a misurarselo con il righello viennese di scuola...
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il Mer 29 Giu 2016 - 14:10
Siamo passati dalla "trance" agonistica al PNL,che a mio parere sono due cose molto diverse,e non e' detto che applicando con dedizione il PNL si riesca a trovare quella sensazione di trance agonistica descritta dal autore del post.
Detto questo in ogni sport ci sono dei punti chiave di progressione,che delimitano il miglioramento tecnico e mentale.L'importante e' capire dove e quando sia meglio lavorare su certi aspetti piuttosto che su altri.
Rispetto il punto di vista di Robirat,ma sono piu' in linea con kk quando parla di agonismo consapevole,anche perche' se non mi sono ancora creato delle basi solide di gioco mentalmente cosa posso visualizzare ??? anzi direi che e' meglio specilamente all' inizio non perdersi in pensieri cha al momento lasciano il tempo che trovano,ma tanto per dirne una, concentrarsi nel guardare la palla quando si colpisce,che e' la base del gioco,dopo di che possiamo anche incominciare a parlare delle teorie quantistiche.
Il visualizzare il punto serve eccome ma bisogna avere gia' un piano di gioco ben solido e come dice KK all 'inizio bisogna imparare a buttarla di la.L'importante e che si capisca come e quando alzare o abbasare il livello di attenzione,senza perdere energie inutilmente,vedi livello troppo alto di concentrazione,o troppo basso..........
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il Mer 29 Giu 2016 - 14:14
Per me vale per qualsiasi sport e qualsiasi livello, c'è un detto nella PNL che dice, provare può portare a dei benefici, non provare ti fa restare a quel punto, Tu invece che vedi come la peste bubbonica ogni forma di onanismo mentale per un quarta, che contrindicazioni ci vedi, cioè secondo te fa male?
provare può dare dei risultati che poi il singolo deve stabilire se migliorativi o peggiorativi, non provare non porta a niente e rimangono forse gli stessi problemi di cui sopra, stato di flow, dimenticare il punto, arrabbiarsi, ansia etc.etc. Ogni tecnica va bene tu preferisci la dinamica mentale benissimo, ognuno si approccia nel modo migliore a quello che più lo soddisfa. non vedo particolare problemi in tutto questo. l'analisi transazionale esisteva si, ma tu conosci qualche tennista di prima o seconda cat che faceva mental training a quell'epoca? Nel mio tc , nella mia squadra, non si faceva, mancava la cultura a quell'epoca, nonostante in psicologia i temi venissero già ampiamenti trattati da secoli.
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il Mer 29 Giu 2016 - 14:52
Roberta, facciamo un esperimento. Prendi un ragazzino che di ansie ne ha tantissime, che ha un posizionamento relazionale minimo (allievo-bambino per definizione), gli do un ancoraggio (il colore giallo del suo vibrakill) gli dico di visualizzare lo swing...ma che cappero di swing visualizza? Quello a manetta che mi imita appena mette il piede in campo con gli amichetti, o lo swing che ha appena steccato? Lo deve ricercare lui interiormente?
Se minimo minimo conosco il pistolino di 12 anni, ma proprio minimo... Stacca il bumper e lo prende a calci urlando: "Mavaffanc...porta sfiga!!!!".
La PNL con i bimbi la farei usare solo da uno psicologo con due attributi così ! Non è psicologia da libro di tennis preso all'Autogrill... 
Io non ho niente contro la PNL (la insegno pure...) ma ci trovo degli aspetti poco convincenti applicati al tennis per principianti. Il principale, uno a caso? L'alibi perfetto! Ovvero "colpa di...". No, caro! Colpa tua che ne devi tirare altre 2mila di palline...
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il Mer 29 Giu 2016 - 15:06
La PNL (se così vogliamo chiamarla) nel tennis di Carlo Cudega (Hihihihi) si chiama "ripetizione della routine salva-vita". Il ciuffo di capelli, le palline fatte rimbalzare prima di servire, le corde, il frullino, lo stacco della terra dalla suola: sono tutti "ancoraggi". Ma il demonio del dubbio assale e morde anche se in meditazione lieviti come un guru tibetano, vai a Busto Arsizio in volo e ritorni. 
Per carità, non sono contrario alle tecniche di gestione dello stress! Ma vorrei vedere più volentieri tecniche di gestione del divertimento. Il bambino che a 10 anni spacca due racchette in torneo non lo mando dallo psicologo ma a studiare, in castigo, senza TV e Playstation!!
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il Gio 30 Giu 2016 - 13:06
si vede che i ragazzini di oggi sono diversi dei ragazzini di ieri :-) io a dodici anni avevo la testa sulle spalle e pensavo solo a vincere e fare classifica, perchè anche se non avevo la pnl, ero consapevole di quello che stavo facendo. forse e dico forse oggi col senno di poi, ero troppo severa con me stessa e me lo dicevano anche i miei genitori. odiavo sentirmi dire, "ma si dai hai perso, è un divertimento, è un gioco..." . In realtà sono sempre stata severe con me stessa in tutte le cose, ero un "genitore normativo", oggi mi sforzo di farmele passare di più e sono diventata un genitore affettivo.
ci sono degli aspetti della pnl, ad esempio il livello di attenzione che si insegna anche ai ragazzini piccoli, perchè alla fine diventano anche un gioco, attenzione ampia, ristretta etc.etc.
fai giocare 4 ragazzini in campo uno contro uno a palleggio incrociato, ma devono tenere anche il livello di attenzione sulla palla degli altri due. il primo che sbaglia mette in gioco la palla ancora attiva nel doppio su tutti e quattro. pensi che non sia utile? comunque sul discorso di allenamento mentale anche per i ragazzini accompagnato naturalmente da un livello educativo nella vita, ne parla molto bene fabio Menabue nel suo libro Il tennis giocato... dentro! Capire e allenare la parte umana e mentale di un atleta. come dici tu giustamente, non si può parlare solo di tennis, ma anche di educazione, crescita e sviluppo comportamentale che sono il risultato di tante interazioni del ragazzo, vita scuola, genitori, sport
sul discorso dei quarta invece ahimè devo stendere un velo pietoso. vedo troppe persone giocare male, ma non a tennis, parlo di testa. persone che buttano via il loro tempo a giocare a tennis berciando su un colpo sbagliato, oppure a compiere gesti sbagliati senza senso per poi come diceva qualcuno buttare di là la palla se vuoi anche stilisticamente parlando in modo scorretto, lo trovo sbagliato. se queste persone imparassero certo la tecnica prima di tutto ma poi l'atteggiamento mentale ne gioverebbero sicuramente anche senza diventare dei professionisti. vedi un ottimo giocatore anche di quarta dall'atteggiamento che ha in campo e ripeto parlo di approccio mentale. ti faccio un piccolo ultimo esempio. quanti giocatori scarsi vedi fare versaggi alla Nadal? ma perchè lo fanno? per imitazione e poi perchè giocano con la aeropro :-) io invece faccio versi si , ma perchè sfrutto la bioenergia, perchè si tratta solo di bioenergia e non di imitazione. ma bisogna esserne consapevoli. la vocalizzazione è pura e semplice bioenergia. qualcuno anche di quarta ha mai provato ad usarla veramente? vogliamo parlare di cenestesi? quanti hanno consapevolezza del proprio corpo in campo, io in visualizzazione percepisco le sensazione del mio corpo, e capisco quando sto giocando bene dalla mia postura, dai miei atteggiamenti fisici, da come cammino e sento le mie piante dei piedi sul terreno e nella visualizzazione li riproduco perchè mi fanno bene. penso che sia utile in tutti i casi anche per un ragazzino. diventa un gioco anche per loro, utile e divertente. se bendo gli occhi o metto i tappi nelle orecchie ad un ragazzino gli faccio capire quali sono i suoi sensi predominanti come sfruttarli, capire quale occhio usa di più, ad esempio. credo che sia utile sia nello sport, nel tennis che nella vita. sul discorso ancoraggi, penso che la costruzione di un ancoraggio sia una cosa ben più complessa che guardare un vibrakill, cioè si, il fine ultimo è il vibrakill, io mi tocco un fianco, un lobo ,un gionocchio a seconda della situazione, ma dietro a questi gesti c'è un grande lavoro psicologico per arrivare all'ancoraggio. secondo me anche ad un ragazzino, ma sicuramente ad una persona adulta servirebbe, che sia di quarta o che non giochi a tennis. i miei ancoraggi mi servono spesso anche nella vita dove ho situazioni di alto stress in determinate situazioni che placo anche così.
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il Mar 5 Lug 2016 - 10:17
...forse forse si parla della stessa cosa...
... io credo che al bambino di 10, come al sig. di 70 anni, portare l'attenzione al proprio corpo, mentre si colpisce la palla, è importante.
Sentire come si porta il colpo, capire quanto di sbagliato c'è in un colpo, piuttosto che in un altro, è fondamentale.
Questo non lo si può ottenere con la bieca successione di colpi robotizzati... un certo ascolto al proprio corpo ci vuole.
La reazione corporea, poi, è frutto della mente. Quante volte si legge di gente che nel palleggio è un fenomeno ed in partita una pippa... a parità di condizioni, quindi, la differenza la fa la mente.
Con questo non voglio dire che è più importante un aspetto che l'altro, che fare meditazione, piuttosto che tecniche di ancoraggio, siano più importanti del gesto tecnico...
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il Mar 5 Lug 2016 - 10:42
Concordo Marco. Però quando si lavora con i marmocchi,  è molto più "sofisticato" questo aspetto. Ci vuole un gran "tocco e sensibilità" da parte di chi insegna! E ci vogliono conoscenze ed esperienza. 
I maestri di una volta, con la faccia bruciata dal sole anche a Natale, erano dei fini conoscitori inconsapevoli della PNL avanzata ....Hehehe però il motto costante (sempre sentito come un mantra) era: "Poche balle, lavorare!". Diciamo che in me è rimasto un "ancoraggio atavico" alle palline sparate nelle caviglie e un paio di racchettate in testa... Il che ci sta! 
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il Mar 5 Lug 2016 - 10:58
Per certi versi, ricordo vividamente, la distinzione tra lo sbrago e "ora si fa sul serio". Era "flow" anche quello: l'allenamento "serissimo", dove non volava una mosca, concentratissimi. A volte si raccoglievano le palline in silenzio. E poi, il relax, le battute al veleno a raffica, gli scherzi fetenti. Purtroppo è anche questione di carisma da parte di chi insegna. 
Gli "ancoraggi" erano la routine, le manie, i portafortuna ma a tirarti fuori dai guai e a farti giocare "nella bolla" era la tecnica! La respirazione, il guardare la palla fino a bruciarla con lo sguardo e poi tutte le sensazioni fisiche (la consapevolezza del corpo): "sento la palla che mi entra in mano", "ti posso dire quali corde ho toccato, una per una!", "non sto nemmeno toccando il campo: guarda, manco un segno a terra", "lo swing è un soffio...sfffffff!". 
Sì, più o meno, diciamo cose molto affini.
....però maneggiare con cura!!! Questa "mente" non può essere un alibi: troppo comodo!
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il Mar 5 Lug 2016 - 12:02
...beh, gli alibi si sprecano... Laughing Laughing Laughing
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