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il futuro del rovescio è bimane

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il futuro del rovescio è bimane

Messaggio Da Eros il Mar 17 Feb 2009 - 11:49

ok, cambierò il mio nick in copia-incolla. ma se trovo cose interessanti non posso fare a meno di condividerle...
piuttosto, potremmo aprire un'area apposita per queste cose? o forse è troppo dispersivo...
comunque a voi la lettura


Perché la percentuale di bimani tra i professionisti aumenta
costantemente? E’ vero che il rovescio ad una mano è destinato a
sparire? Davvero il rovescio ad una mano è sempre più spettacolare di
quello bimane? E come sarà il rovescio del futuro? Scopriamolo in
questa analisi.

La settimana appena trascorsa, con il ritorno alla vittoria di
Amelie Mauresmo, profeta in patria nel torneo indoor di Parigi, e la
scintillante apparizione del giovanissimo talento bulgaro Grigor
Dimitrov nell’Atp di Rotterdam, ha rinfocolato il dibattito sulle
prospettive estetiche del tennis e in particolare sul rovescio ad una
mano, da sempre uno dei gesti più nobili e regali del nostro sport. La
Mauresmo ha incantato il pubblico di casa e gli appassionati con il suo
fantastico, bassissimo back, che ha fatto impazzire le avversarie,
mentre il ragazzino bulgaro ha messo
addirittura a disagio King Kong Nadal, visibilmente in imbarazzo sulle
variazioni che il campione del mondo juniores 2008 eseguiva con il suo
classico rovescio ad una mano.
I puristi e i nostalgici non hanno dubbi: i bimani, le nuove
racchette e le superfici lente hanno ucciso il tennis, secondo costoro
regredito da arte creativa ad esercizio di puro muscolo.

Dall’altro lato gli innovatori, i pragmatici, ribattono che con le
velocità di palla attuali è sempre più difficile sostenere gli scambi
impugnando ad una sola mano, precisando che è proprio questa intensità a conferire al gioco grande spettacolarità,
mentre il tennis di una volta era una gran noia, con le vecchie
racchette si tirava pianissimo, si commettevano un mucchio di errori
banali, eccetera.
Insomma, come ben sapeva Umberto Eco, l’umanità si può suddividere fra apocalittici e integrati.
I primi sono convinti che il rovescio ad una mano è destinato a
sparire, e che il vero tennis sta morendo; i secondi ritengono che il
nostro sport, come ogni campo di attività in cui è impegnata la nostra
specie, si evolve continuamente e i suoi contenuti cambiano alla
ricerca della migliore prestazione, avvicinando l’uomo ai suoi limiti e
assicurando un continuo incremento dello spettacolo.
Ma come stanno veramente le cose?
Davvero il rovescio ad una mano è sempre più spettacolare di quello
bimane? Perché la percentuale di bimani tra i professionisti aumenta
costantemente? E’ vero che il rovescio ad una mano è destinato a
sparire? E come sarà il rovescio del futuro?
In questo articolo cercheremo di rispondere a tutte queste domande.
continua...

Eros
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seconda parte

Messaggio Da Eros il Mar 17 Feb 2009 - 11:50

...
Un po’ di storia.
Fino all’inizio degli anni ’70, i giocatori con impugnatura bimane
sono stati un’eccezione, una goccia nel gran mare dei tennisti con
impostazione classica. In Italia nel dopoguerra avevamo avuto Beppino
Merlo, all’estero aveva furoreggiato il diritto bimane di Pancho
Segura. Casi sporadici. Tuttavia, verso la metà di quel decennio, con l’adozione su vasta scala delle impugnature western e delle rotazioni in top spin esasperate, le cose iniziarono a cambiare.
Bjorn Borg, Harold Solomon, Eddie Dibbs, utilizzavano l’impugnatura
bimane per rendere più solido il loro gioco da fondo ed imprimere
maggiore rotazione. Nello stesso tempo, Jimmy Connors mostrava
al mondo i grandi vantaggi che una presa bimane poteva conferire in
termini di anticipo, peso di palla, efficacia in risposta.

Sommo sacrilegio, apparvero giocatori che addirittura impugnavano a due
mani sia dal lato destro che da quello sinistro, come l’americano Gene
Mayer e il cileno Gildmeister, che erano tennisti di grande talento,
capaci di soluzioni altamente spettacolari, nonostante la definizione
che ne ebbe a dare il grande Gianni Clerici: lo scriba, con una delle
sue deliziose punte di snobismo, li chiamò quadrumani. Non lo
meritavano.
Tra le donne, l’eponima della modernità fu Chris Evert:
in un’epoca dominata da tenniste classiche, tutte rovescio in back e
voleè affilate, come Margaret Court, Billie Jean King, Evonne Goolagong
e poi Martina Navratilova, il suo gioco da fondocampo geometrico e
incisivo, perfettamente piatto, asfissiante, poggiava soprattutto sullo
strepitoso rovescio bimane.
I tecnici iniziarono a dividersi. A quelli che difendevano la
tradizione, (ma come fanno a giocare bene al volo, o in recupero,
questi bimani?) si affiancarono coloro che, albi d’oro alla mano, sottolineavano l’efficacia della nuova tecnica in termini di risultati.
Dalla Svezia venne un gran numero di cloni del grande Orso (definizione
certo riduttiva per un Mats Wilander, ma azzeccata per i vari Nystrom,
Pernfors, Gunnarson, Jarryd, Gustaffson e via elencando, tutti
rigorosamente bimani).
Tuttavia, la fortezza dell’ortodossia resse per tutti gli anni ‘80,
quelli della rivoluzione dei materiali: in quel periodo, il maggior
numero di settimane in vetta alla classifica lo passò Ivan
Lendl, che con la sua feroce volontà e il suo polso di acciaio si era
costruito un rovescio coperto ad una mano di rara efficacia.
La
velocità delle superfici dure e dell‘erba di quegli anni, inoltre,
aiutava il gioco al volo ed incentivava la costruzione di tanti
specialisti del serve & volley, ovviamente monomani: John McEnroe
ne fu il più grande rappresentante, ma vanno citati anche Tim Mayotte,
Bill Scanlon, Guy Forget, Johan Kriek, Pat Cash e tanti altri. E
infine, ecco il nobile Stefan Edberg, apoteosi del rovescio classico, e
l’audace Boris Becker, capace di alternare rovesci piatti e temibili
back con gran disinvoltura.
Fra le donne, il confronto più
affascinante sembrava quello fra il tagliente slice di Steffi Graf e il
clamoroso top spin di Gabriela Sabatini, regina de Roma, ma sulla scena
si affacciavano già le bombardiere della nuova generazione, rigorosamente bimani: dalla Seles alla baby Capriati, vera erede della Evert.
Ancora qualche anno, e la scena cambia nuovamente. Irrompono sul circuito i Bollettieri-guys: Jim Courier, Aaron Krickstein, Andre Agassi.
Il rovescio bimane (molto personale ma solido quello “baseball” di
Courier, perfetto quello di Agassi) costituiva per questi due giocatori
una terribile arma offensiva, di efficacia quasi pari a quella del
“killer forehand” il diritto assassino, marchio di fabbrica della
scuola di Bradenton. Ne nacquero i primi veri attaccanti da fondo
campo. Giocatori che per fare il punto non avevano bisogno di
scendere a rete, ma che grazie alla nuova tecnica di esecuzione e ai
nuovi materiali erano in grado di tirare un vincente colpendo con i
piedi sulla riga di fondo.
Il tennis era cambiato per sempre.
Da lì in poi, fu un’alluvione. I bimani si moltiplicarono, ad ogni
latitudine. Oltre alla scuola russa, che da sempre produceva
soprattutto bimani, spesso di gran talento (da Volkov a Medvedev, da
Kafelnikov a Safin), si allinearono al nuovo credo la scuola
cecoslovacca e quella spagnola (un nome per tutti: Sergi “Massinissa”
Bruguera). Gli ultimi a cedere sono stati gli argentini,
fierissimi difensori del loro caratteristico, magnifico rovescio
coperto ad una mano,
ma poi anche loro hanno iniziato a sfornare i Coria e i Chela.
All‘inizio del nuovo millennio, nonostante l’ingombrante esempio di
Pete Sampras e dei suoi 14 Slam, nelle scuole tennis di tutto il mondo
il rovescio a due mani costituiva ormai la regola, e quello ad una mano
una sublime eccezione. I frutti li vediamo oggi. Nell’ultima classifica Atp, i rovesci ad una mano nei primi 100 giocatori del mondo sono appena 26. Uno su quattro. Fra le donne, poi, non ne parliamo nemmeno.Vediamo ora perché.
continua

Eros
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terza parte

Messaggio Da Eros il Mar 17 Feb 2009 - 11:50

La presa bimane nel tennis moderno. I molti pro e i pochi contro.
Nel tennis attuale, esiste una legge fondamentale: sii aggessivo,
cerca l’anticipo, picchia per primo e fai di tutto per non perdere
campo. Il giocatore costretto in difesa, a colpire 2 o 3 metri dietro
la riga, ha statisticamente poche possibilità di vincere il punto.
In questo contesto, il rovescio bimane, con gli attuali materiali e al ritmo soffocante del gioco moderno, consente di tenere più facilmente lo scambio sulla diagonale, limitando gli errori nel palleggio ad alto ritmo,
a patto di possedere buone qualità atletiche. Anche se si arriva in
ritardo con l‘apertura, le possibilità di trovare un buon impatto sono
molto superiori che non giocando un rovescio classico, perché è
possibile colpire la palla con efficacia sia all’altezza ideale (quella
dell’anca) sia quando rimbalzo è più alto. Pertanto, impugnando bimane
è più facile colpire in anticipo, impattando la palla mentre sale. Ne
risulta una maggiore capacità di giocare con i piedi vicini alla riga
di fondo, evitando così di perdere campo. In aggiunta, la presa bimane
consente di indirizzare più agevolmente in lungolinea palle anche
pesanti, grazie all’aiuto della seconda mano, che rende la presa più
salda, ampliando così le possibilità tattiche e riducendo i rischi.
Inoltre, proprio perché il
primo che assume l’iniziativa ha le più alte probabilità di ottenere il
punto, sono fondamentali i colpi di inizio gioco: il servizio e la
risposta. Nel servizio, dal momento che le superfici sono state
rallentate, non si cerca più solo la potenza pura. I coach cercano di
dotare i giocatori di un servizio il più possibile vario, in termini di
angoli e rotazioni, per destabilizzare il ribattitore. In questo
processo, ha assunto importanza sempre maggiore la variante in kick (ad
alto rimbalzo) che oggi non viene più utilizzata solo sulla terra
rossa, ma anche, a sorpresa, sulle altre superfici, sia come soluzione
offensiva (è una delle specialità ad esempio di Djokovic), sia per
giocare una seconda palla profonda e sicura. Contro la
rotazione kick, la presa bimane presenta grandi vantaggi rispetto alla
presa tradizionale, perché permette di non perdere troppo campo e di
aggredire la risposta.
Questo avviene ormai sia sulla terra
rossa, sia soprattutto sulle superfici rapide, dove l’impatto in
avanzamento sulla seconda palla altrui è la norma, per sottrarre
l’iniziativa all‘avversario. Sono pochissimi i giocatori in grado di aggredire un buon servizio kick impugnando ad una mano.
A questi fondamentali
vantaggi, connessi con il moderno modo di giocare, si sommano quelli
tradizionali: maggiore saldezza della presa, maggiore capacità di
trovare angoli stretti, specie nel passante. Gli
svantaggi principali, d’altro canto, sono quelli noti. Minore allungo,
da cui deriva la necessità di avere grande mobilità per coprire
adeguatamente il campo, minore sensibilità ed efficacia nella variante
in back, nella voleè e nella palla corta. Ne consegue che,
storicamente, i bimani hanno avuto un gioco più monocorde e fisico
rispetto ai giocatori classici, sebbene non siano mancate le eccezioni.
Per
le donne, l’adozione del rovescio bimane presenta il vantaggio di poter
più agevolmente giocare in spinta offensiva da ambo i lati. Si tratta
di una qualità fondamentale fra le ragazze, che non hanno la rapidità
di gambe degli uomini e che quindi possono meno facilmente girare
intorno al diritto. Ciò, oltre all’effetto emulazione portato dal power
tennis delle Williams, spiega probabilmente la recente omologazione del
tennis femminile.Un altro interessante sviluppo
della tecnica negli ultimi anni, sia fra gli uomini sia fra le donne,
ha riguardato i mancini. Tradizionalmente, i mancini con rovescio
classico hanno in questo fondamentale il loro tallone d’achille. Il
mancino, in genere, ha un polso non particolarmente forte, e questo lo
porta a giocare un buonissimo back naturale, ma ad avere grossi
problemi nell’eseguire il colpo coperto. Per lunghi anni,
molti mancini, grandi attaccanti, furono vulnerabili in difesa, sul
loro rovescio, al punto che le eccezioni sono passate alla storia.

Da Rod Laver (che Harry Hopman, suo mentore, da bambino costringeva a
stringere per ore una palla da tennis nella mano, per rinforzarne il
polso e l’avambraccio) a Manuel Orantes, da Petr Korda, ad Henry
Leconte. Notevolissimi esempi di mancini dotati di un rovescio ad una
mano incisivo: come vedete, si contano sulle dita di una mano. Poi si è
iniziato ad impostare bimani anche i mancini: i coach hanno accettato
di sacrificarne un po’ di estro pur di guadagnare in consistenza e in
solidità. Ne è nata una tipologia di giocatore relativamente nuova.
I primi esempi sono stati il muscolare tedesco Carl Uwe Steeb, gran
guerriero di Davis, e il geniale ma fragile Marcelino Rios, che aveva
proprio nel rovescio bimane, anticipato e angolatissimo, il suo colpo
migliore. Generalmente questi tennisti hanno mantenuto il classico
diritto arrotato e pesante tipico dei mancini, a cui hanno però
aggiunto un rovescio bimane che in genere giocano più piatto, ma con
buon anticipo e penetrazione, ciò che consente spesso loro di prendere
il sopravvento nello scambio su entrambe le diagonali. Gli esempi non
mancano: da Fernando Verdasco a Jarko Nieminen, da Misha Zverev (molto
buono anche al volo) fino al brasiliano Bellucci, mentre fra le ragazze
possiamo citare Patty Schnyder e Casey Dellacqua.
Il rovescio del futuro.
Ma l’evoluzione non si arresta. Ormai nel gioco attuale la potenza è
alla portata di molti giocatori. Basta prendere un buon atleta,
adeguatamente dotato sul piano dell’esplosività, dotarlo di due
fondamentali biomeccanicamente corretti, armarlo con una delle
racchette ultimo modello, ed ecco che il ragazzo sarà in grado di
sparare accelerazioni vincenti. In questo contesto, si è ormai
compreso che ciò che farà sempre più la differenza sarà la capacità di
sorprendere l’avversario, più che di prenderlo a pallate.
Il
nuovo credo, l’ultimo grido dei tecnici è “conoscere le variazioni”: di
ritmo, di effetto, di angolo, l’attacco in controtempo, la palla corta,
la verticalizzazione improvvisa, il serve & volley sulla palla
break.
Per questo motivo, il colpo più moderno che ci sia oggi sul circuito è probabilmente il rovescio dello scozzese Murray.
Andy dal lato sinistro può fare qualsiasi cosa. Può
stringere il cross, può accelerare in lungolinea, può salire sopra la
palla per aggredire la risposta, sfruttando la presa bimane. Ma può
anche, all’occorrenza, staccare la mano sinistra e giocare rovesci in
back che paiono rasoiate, o inventare mortifere palle corte. Se lo si
vede giocare al volo, nessuno può intuire nella sua voleè di rovescio
le scorie di un’impostazione bimane, tanto il gesto è corretto ed
efficace. Insomma, Murray è in grado di coniugare in un solo colpo i vantaggi di entrambe le tecniche.
Lo scozzese è probabilmente il giocatore che farà tendenza, quello che
sarà maggiormente studiato dai tecnici in cerca di ispirazione, come è
sempre successo nel passato agli innovatori.
Conclusioni.
Probabilmente dovremo rassegnarci: per poter dotare un giovane di un
rovescio ad una mano competitivo, nel tennis attuale, occorre che
l’atleta disponga di una grande forza nel polso, o non sarà mai in
grado di reggere la pesantezza di palla del gioco moderno. E quindi ne
vedremo sempre meno. Tuttavia, se i maestri sono bravi, non rinunciano in linea di principio al rovescio classico,
come dimostra la scintillante apparizione di Grigor Dimitrov, classe
‘91. E come del resto avviene anche da noi: fra i nostri ‘92, a
Tirrenia, si allena Federico Gaio, di Faenza, un giovane molto
promettente dotato di un magnifico rovescio ad una mano. Quindi,
state tranquilli, i gesti classici non scompariranno.
Del resto, i discorsi e le dispute di carattere estetico non avranno mai fine. De gustibus non disputandum est. Ma
non si può negare che il tennis attuale sia altamente spettacolare e
che i nostalgici ad oltranza hanno spesso torto. La recente finale del
torneo di San Jose, tra Stepanek e Mardy Fish, ad esempio, è stata
davvero molto gradevole, con grandi discese a rete, e soluzioni
pregievoli, anche se a confrontarsi erano due giocatori entrambi
impostati bimani.
E poi, per finire, chi lo dice che un rovescio vincente eseguito ad
una mano sia necessariamente più bello di un vincente bimane? Che il
rovescio di Sampras, il gomito sinistramente alto, era più bello di
quello di Agassi, gesto mirabile nella sua compattezza? O ancora, chi
può stabilire che De La Pena era più bello di Rios? Che Gasquet è più
bello di Safin?

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Re: il futuro del rovescio è bimane

Messaggio Da Skorpion il Gio 19 Feb 2009 - 9:13

@Eros ha scritto: E’ vero che il rovescio ad una mano è destinato a sparire?
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Re: il futuro del rovescio è bimane

Messaggio Da rossano il Mar 3 Mar 2009 - 21:39

Il futuro del rovescio è bimane. Quoto.
Ma se Federer si decide ad usare un piatto da 95, Piangerebbe di meno.
(L'opinione è mia, ma anche di molti esperti di tennis internazionale.)
E voi, come la pensate?

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Re: il futuro del rovescio è bimane

Messaggio Da Skorpion il Mar 3 Mar 2009 - 21:42

@rossano ha scritto:Il futuro del rovescio è bimane. Quoto.
Ma se Federer si decide ad usare un piatto da 95, Piangerebbe di meno.
(L'opinione è mia, ma anche di molti esperti di tennis internazionale.)
E voi, come la pensate?
Credo che gli basterebbe tirare sullo 0-40 per non piangere anziche giocare da cadavere Very Happy

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